mercoledì 4 gennaio 2017

Obice: La risposta alle fake news è la buona informazione

In questi giorni sono successi due episodi che potrebbero compromettere la libertà di espressione in Italia nel prossimo futuro:

Il primo è una sentenza della Cassazione che stabilisce, per la prima volta e contrariamente a quanto fatto fino ad ora, che gli amministratori di siti internet sono responsabili per i commenti dei lettori.

Nel caso particolare in primo grado il gestore è stato assolto, in secondo grado condannato e ora la Cassazione conferma: dovrà pagare 60 mila euro per "concorso in diffamazione".

Ora che il caso verrà generalizzato ogni gestore di siti o blog dovrà decidere se rischiare una condanna o se censurare preventivamente i propri lettori rimuovendo la possibilità di commentare ciò che viene scritto. È indubbio che questo crei un grave danno alla libertà di espressione.

Inoltre non è ancora chiaro su chi ricada la responsabilità dei commenti postati su Facebook o su altri social.

Il secondo episodio vede protagonista il Presidente antitrust Pitruzzella che ritiene necessario e utile che lo Stato intervenga con strumenti adeguati per filtrare e bloccare le notizie false.

Lasciando da parte la definizione di “notizia falsa” e le ragioni che portano a dire a Pitruzzella «non si può accollare allo sprovveduto lettore il gravoso onere dell'approfondimento e della verifica». Vorrei concentrarmi sull'aspetto che mi spaventa di più, il filtro.

Creare un’Autorità Centrale della Veridicità che ha la capacità e il potere di filtrare, quindi di elaborare in modo preciso, tutto ciò che viene scritto in prima istanza renderebbe stupidi e deboli i fruitori di qualsiasi servizio internet, perché si ritroverebbero a formarsi ed educarsi con uno strumento che rappresenta solo in modo parziale i fatti che accadono, ma, fatto ancora più grave, porterebbe ad una censura delle singole parole. Censura che potrebbe essere chiamata "censura di regime".

Libertà d’informazione e di espressione dovrebbero essere totali, i reati di diffamazione e simili già esistono e vengono applicati anche nel mondo di internet. L’applicazione di un filtro porterebbe all'eliminazione della possibilità di commettere consapevolmente questi reati (cosa che ritengo sbagliata) e, cosa ancor peggiore, porterebbe all'impossibilità di esprimere alcune parole o alcune frasi, e quindi concetti, perché queste verrebbero inserite come chiave di ricerca nel filtro e immediatamente bloccate, e quindi censurate.

Personalmente ritengo che lo Stato dovrebbe fare il meno possibile, l’ideale sarebbe che non facesse niente, specialmente per quanto riguarda l’informazione e la formazione. In fondo però lo sappiamo tutti che la differenza tra Lercio e la Rai è che la seconda mette il canone in bolletta.



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